IL terremoto in Abruzzo
Tra filosofia e realtà

di Fabrizio Subrani

tremare con potenza, una potenza imponente, a sobbalzare con  frequenze crescenti …  Era come  se il terreno fosse impazzito e si muovesse freneticamente come fa la coda di una lucertola quando viene spezzata dal resto del corpo.
La scossa durò una trentina di secondi …Il letto si mosse con un’ intensità sufficiente a farmi cadere … sobbalzai … mi guardai intorno, nella penombra della notte si poteva vedere il lampadario oscillare con una elongazione talmente ampia da arrivare a sfiorare il soffitto.
Sentii  le grida di mia madre e in pochi istanti mi resi conto di ciò che stava succedendo.
Il primo pensiero andò alla mia famiglia, con la quale subito uscii subito fuori dalla casa.
Abbiamo raggiunto la piazza del paese, la gente urlava, qualcuno piangeva.
Dopo  qualche ora, quando sembrava che la terra si fosse fermata,  rientrai a vedere cosa era successo alla casa, ma oltre a qualche libro a terra e a qualche scaffale aperto,  niente di grave. Anche i parenti più cari,  i nonni, gli zii,  e gli amici  stavano tutti bene.
Tutto il vicinato era fuori dalle proprie abitazioni, si respirava un’ aria strana, tutti  erano spaventatissimi, agitati o   pietrificati. Poi  arrivarono  le notizie di ciò che era successo all’Aquila, notizie dei  morti, dei feriti, degli sfollati.
Premetto che, sono cristiano, credo  in Dio, in Cristo e, davanti al disastro,  in me è prevalsa  la parte romantica e idealista piuttosto che quella illuminista e materialista. Ma mi chiedo: come si fa a credere in Dio quando vedi  famiglie ormai distrutte dal cataclisma, gente che si ritrova senza una casa o senza un famigliare, come si fa a rimanere fedeli a Dio e a non essere tentati dalla teoria di Feuerbach?
Come continuare a credere in  un’entità infinita che tiene al bene degli esseri umani?
Davanti a certe cose, come si fa a tenere nel silenzio  la nostra ragione, una ragione, quella dell’uomo, storicamente curiosa, assatanata di sapere, vogliosa di scoprire e di inventare, per rimanere  invece fedeli a Dio? 
 Prima di proporre queste righe al giornalino scolastico  dell’IIS “G.B. Vaccarini” di Catania è doveroso da parte mia presentarmi: mi chiamo Fabrizio Subrani, sono uno studente della  5° B del Liceo Scientifico Tecnologico di questo istituto; non sono catanese né siciliano.
Sono abruzzese, vengo da  Avezzano,  un paese in provincia dell’Aquila, lontano una sessantina di chilometri dallo storico capoluogo di regione.
Il terremoto che, tutti sapete, ha colpito la mia provincia, mi ha spinto a scrivere questo articolo  con il quale, partendo dalle mie riflessioni personali sul pensiero del filosofo tedesco Feuerbach, cercherò di  comunicarvi quello che ho provato in seguito a quegli istanti in cui  la potenza della natura si è fatta sentire,  dopo avvisaglie  di decine di anni e,  come si è sempre verificato nella storia delle calamità, lo ha fatto senza chiedere il permesso.
Ebbene in questa circostanza, per capire quello che ci è capitato, sono tornato a   Ludwig Feuerbach, filosofo materialista,  esponente della sinistra hegeliana, secondo il quale  la religione consiste nell'essenza alienata dell'uomo.  Per Feuerbach  nessun uomo preso da solo contiene in sé quest'essenza nella sua finitezza, ma ogni uomo ha il sentimento dell'infinità del genere umano. L'uomo avverte la propria insicurezza e cerca la salvezza in un essere infinito, immortale, cioè in Dio. Dio, dunque,  non è altro che l'oggettivazione dell'essenza dell'uomo, che in Dio rispecchia se stesso. La religione è appunto l'oggettivazione dei bisogni e delle aspirazioni dell'uomo. Afferma Feuerbach:
“Non è Dio che crea l'uomo, ma l'uomo che crea Dio.”
Ora non è mia intenzione stare qui a parlare di Hegel  o  di Feuerbach; quello che mi preme invece è fare una riflessione:
Erano le 3,33 del 6 aprile, ero nel mio letto e dormivo, come sempre, appoggiato sul fianco destro, quando, fui svegliato da un forte boato, i vetri delle finestre iniziarono a tremare, pensai subito al vento, ma poi, un attimo dopo, anche la terra iniziò a




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