1---------
UNA PASSIONE ANTICA PER IL MARE Quando
si arriva al quinto anno il pensiero e la preoccupazione del futuro
sono sempre più presenti. Ci accompagnano in ogni momento e da
ogni incontro si cerca di avere suggerimenti per chiarirsi le idee e
capire quale sia la scelta giusta per il futuro. L’incontro con
l’ammiraglio Stefano Leuzzi è stato una di quelle occasioni
fortunate che permettono di riflettere sulla necessità
di conoscere se stessi e di superare gli ostacoli che si
presentano quando si devono affrontare scelte importanti. Lo abbiamo
incontrato a scuola, ascoltando e registrando le sue
parole perché non volevamo perderne una sola. Ve le restituiamo
più fedelmente possibile.
D: Perché si sceglie l’Accademia Navale?
All’Accademia
ti portano due desideri ai quali vuoi dare risposta: la voglia di
avventura; il desiderio di studiare in un ambiente selettivo che ti
impone di fare una scommessa con te stesso.
D: Queste sono state, quindi, anche le sue “ ragioni” ?
R:
Non solo: per me il mare è una passione che viene anche dal DNA:
il mio trisavolo era il comandante che ha portato
Napoleone all’Isola d’Elba, io non lo sapevo, l’ho
scoperto quando ho avuto i galloni da guardia marina e la mia
nonna ultracentenaria mi raccontò di questo fatto storico. Così
ho avuto modo di capire da dove questa passione veniva: dalle mie
radici .
D: Partiamo dall’inizio: come si entra in Accademia ?
Per entrare in Accademia bisogna essere diplomati e sostenere le prove di un concorso.
D: E’ un concorso difficile?
Non
lo è, più che difficile è selettivo: partecipano in
migliaia per circa 100 -120 posti. Ed è selettivo anche il percorso di
studi che fai dopo essere entrato in Accademia: quando io partecipai al
concorso, era il ‘65, siamo entrati in 150 e dopo 4
anni di studio in Accademia, chi per un motivo chi per un altro,
eravamo rimasti in
55.
D: Qual è il motivo di questo abbandono ?
A:
Primo motivo : non reggi la competizione con gli altri;
secondo: la battaglia con se stessi, per
vincere se stessi e dominarsi; se non la vinci sei
fuori. A: Per entrare in
Accademia cosa bisogna ,e sapere, saper
fare? Per
entrare, innanzitutto, bisogna essere persone motivate, poi
si deve avere buone bas culturali; terzo punto : bisogna avere
determinazione e spirito di sacrifico. Il mare è una casa dura, gente
debole non ne accetta, Il mare è bello, ma
diventa anche tanto cattivo, bisogna saper combattere i cattivi.
A
: Le donne possono
partecipare?
B: Certo! Le donne sono molto più determinate,
molto più forti degli uomini; una donna non si abbandona tanto
facilmente, la donna ha bisogno di scommettere su se stessa e quindi
tira fuori le unghia, mentre noi maschietti dobbiamo rifarcele le
unghia.
A : Completi questa frase: il mare insegna a . . .
B: Vivere,
capire, conoscere: una vela che si allontana dal mio
orizzonte comparirà all’orizzonte di qualcun altro, che guarda il mare
e sta aspettando questo qualcun altro dal quale potrà apprendere cose
che, stando fermo non impara. Chi viene dal mare porta
conoscenza.
A: Ci può raccontare momenti della sua
vita: quali sono stati i suoi studi? B: Ho
fatto il Liceo Scientifico, poi sono entrato in Accademia. All’epoca si
faceva il biennio di ingegneria , poi si studiavano materie
professionali e dopo quattro anni di vita di bordo si partecipava ad un
Master. Ho 65 anni e continuo ad essere sotto esame, e
siccome sono abituato a vivere il mare, gli esami non mi
fanno
paura.
A : E un ricordo di scuola?
B: Quando sono entrato
in Accademia mi sembrava grandissima, ci sono ritornato dopo 28 anni e
mi sembrava piccina. Ma l’emozione di vedere il mare dal piazzale
dell’Accademia era rimasto immutato; ho capito allora che la scelta che
avevo fatto era quella giusta.
A : Ci può raccontare un momento difficile in mare ?
B
: Il primo momento difficile è stato quando, imbarcato per
la prima volta da comandante, mi sono sentito osservare dal resto
dell’equipaggio al momento di mollare gli ormeggi. Ero sotto esame,
l’esame più difficile. La soddisfazione è arrivata subito
dopo, quando mi sono
ritrovato con l’equipaggio che mi aveva accettato.
A : Un altro momento difficile, in cui il pericolo veniva dal mare?
B
: Un’onda di più di 10 metri che ha messo sott’acqua la prora della
nave e, avendo la responsabilità di 120 persone, ho avuto
il cuore in gola. Era notte, e di notte le difficoltà si amplificano.
Ma la fortuna ha voluto che io fossi qui a
raccontarlo.
A: Ci spieghi come si gestisce una situazione pericolosa?
B
: Una situazione pericolosa, innanzitutto, si deve prevedere; nel
caso di cui vi parlavo, ad esempio, sapevo che c’era un avviso di
burrasca, sapevo che poteva esserci un’onda anomala;
eravamo ad est di Lampedusa, dove il fondale aveva
degli avvallamenti e la presenza di onde anomale era prevista. Abbiamo
calcolato il rischio, l’abbiamo sfidato, ci è andata bene per un
paio di ore, poi sono arrivate due onde anomale, la prima l’abbiamo
scansata, la seconda ha messo sotto la prora. A quel punto
è stato determinante gestire le eliche, saperne venir fuori con
carattere, determinazione, sangue freddo. A: Torniamo
al corso di vela che ci propone: perché sceglierlo?
B : Il
corso di vela è un pretesto, il corso di vela è stare su mare, dove si
è come davanti ad uno specchio: uno si vede come
fotografato, le sue sensazioni ed emozioni sono allo
scoperto, le deve saper vincere, le deve saper dominare, e deve dare
prova di carattere, serietà, determinazione.
A: E' rimasto
soddisfatto dalla risposta degli alunni del Vaccarini a questo breve
corso di vela
?
A : Sono più che soddisfatto, perché anche per me è stato
importante essere accettato; considero una prova
cercare di passarvi quello che io ho acquisito nel corso della mia
carriera; per me è un banco di prova anche
confrontarmi con generazioni lontane dalla mia: io ora sono
un nonno, voi siete i miei
nipotini.
A: Una volta usciti dall'Accademia come si gestisce la vita familiare?
B:
Sarai sempre lontana/o dagli affetti, ma troverai nell’equipaggio una
nuova famiglia, quindi avrai da saperti gestire da sola/o, saper
aiutare gli altri, e saper farti aiutare, vivere in team:
vedrai un’alba e un tramonto che sono sempre diversi; non
ne troverai mai due uguali, e questo è affascinante, ma per contro devi
sapere che farai l’eterna fidanzata/o perché di tempo per la casa e la
famiglia ne avrai poco. A: Grazie di tutto ammiraglio!
B: Grazie a voi, chissà quale romanzo è venuto fuori da questa intervista!
Davide Nicolosi, Giovanni Milazzo e Sebastiano Spataro
2---------
L’ACQUA IRRAGGIUNGIBILE COME LA LUNA Negli
ultimi anni si parla sempre più del problema dell’acqua, sebbene
il problema del cosiddetto “oro blu” sia noto già da tempo. L’acqua è,
infatti, un bene primario che dovrebbe essere alla portata di tutti,
visto che non potremmo farne a meno. Ma questo non accade. Ormai
l’acqua è diventata un bene sempre meno disponibile, per questo, sempre
più conteso dai Paesi in via di sviluppo, mentre nei paesi sviluppati
viene sprecata inutilmente, lasciando i rubinetti delle nostre
abitazioni aperti quando non serve; viene inquinata, spesso viene anche
buttata e questo egoismo ricade sui paesi sottosviluppati che non
hanno nemmeno acqua potabile per bere, figuriamoci per irrigare i campi
e per questo non esiste alcun tipo di agricoltura e così la gente
muore di fame.
Serve, quindi, una forte presa di coscienza per
evitare un simile spreco di una risorsa fondamentale per la vita di
tutti sulla Terra. Noi, all’interno del progetto SOS Ambiente, abbiamo
deciso di mettere un freno a questo spreco, organizzando una vera e
propria campagna a favore del risparmio dell’acqua, che oltre a fare
bene alle tasche, darà sicuramente un piccolo contributo all’ambiente .
Inoltre sarebbe utile organizzare nelle città una più efficiente
raccolta dell’acqua piovana per riutilizzarla nei lavori
agricoli.
Michaela Gulisano
3--------
QUANNU LA LINGUA VOLI PARRARI, A LU CORI AVI A DUMANNARI“Fimmina senza amuri è comu nu sciuri senza uduri” .
Se
proviamo a tradurre in italiano questo proverbio avremo “Donna
senza amore è come un fiore senza odore” . abbiamo detto la stessa cosa
, ma si è perso tutto: il suono strascicato delle parole, la
sensualità e insieme la durezza della cultura popolare..
I
dialetti sono il risultato di una storia che ha
radici antiche e complesse, in cui la cultura si è sedimentata,
in cui la storia delle persone e’ viva, viva. Il dialetto e’ testimone
prezioso e depositario dell ’identita’ di un territorio , della
cultura e della storia di chi vi e’ nato. E non è meno nobile della
lingua ufficiale. Nonostante questa marcata
radicalizzazione del dialetto , la globalizzazioneha portato ad una
omologazione sempre più grande, che, come un trituratore
universale, tutto appiattisce e devitalizza: tante lingue scompaiono,
perché appartengono a comunità estremamente piccole, periferiche,
povere.La scomparsa dei dialetti porta con sé la perdita di un
patrimonio collettivo che non potra’ piu’ essere restituito
all’umanita’.. Io parlo il dialetto e sento che mi
fa riscoprire il piacere di comunicare con parole che hanno
un’anima perché sono la voce viva della mia storia e della mia
memoria . Non è qualcosa che sa di muffa. E
allora, perché l' abbiamo abbandonato? E' vero, la lingua ha
fatto l' Italia, è alla base dell'unità d'Italia e la diffusione
–necessaria- ed il prevalere – assolutamente naturale, legittimo
- dell'italiano sui dialetti sono stati giustamente favoriti
dalla scuola, dalla televisione, dai giornali. Un fenomeno meno
apprezzabile che si è sempre più imposto è il bilinguismo familiare,
per cui i genitori continuano ad usare il dialetto tra loro, ma con i
figli si esprimono in Italiano. Devo anche dire che
non è tutto oro quel che luccica. E in molti casi
l'Italiano è stato insegnato male a causa della scarsa padronanza della
lingua da parte dei genitori. Vorrei, pertanto, rivolgere
ai genitori dialettofobici un appello: se non
avete buona padronanza della lingua italiana è meglio
che usiate il dialetto con i vostri figli e lasciate che la
"lingua di Dante" la apprendano a scuola., altrimenti i vostri figli
rischieranno di non parlare né il vero dialetto, né il vero
italiano. Infine, un appello anche ai professori: non negate e
non demonizzate l'uso del dialetto a scuola, chi lo parla bene è
padrone di sé e del suo piccolo mondo, sa dire parole che obbediscono
al suo cuore perché " Quannu la lingua voli parrari,
a lu cori a dumannari".
Davide Nicolosi
4----------
Due voci su bulli e bullismo Quando
parliamo di bulli e bullismo, pensiamo subito a una vittima
'torturata' da un tipetto simile a quello disegnato sopra...
Ma,
restando sempre fondamentale il punto di vista di chi subisce, ho
cercato di guardare il fenomeno da altri possibili punti di vista
e ne ho parlato con con un bullo e con un
osservatore esterno, per sentire voci diverse che, poi,
ogni lettore potrà incrociare come vorrà per farsi un'idea sua
del problema.
Ci sono tanti tipi di bullismo e di bulli: c'è il
bullo integrato, il bullo emarginato, il bullo nascosto, il bullo
atuttinoto, il bullo convinto e, infine, c'è il bullo pentito. A
V. A., da tutti additato come bullo, anzi ex bullo, ho fatto
delle domande e ne ho avuto le risposte che mi hanno fatto riflettere:
-Chi erano le tue vittime?
Spesso
erano tipi più deboli, più piccoli di me.
Non sopporto i tipi timidi, quelli che non parlano mai e non rispondono
se li insulti. Quelli che fanno finta di non vederti. Non sopporto
quello che alza sempre la manina per far vedere alla professoressa che
è bravo.
Cosa provavi quando picchiavi o aggredivi psicologicamente un compagno più debole?
In
un certo senso non mi piaceva essere al suo posto. Mi sentivo più
fico e al centro dell'attenzione fra i miei amici... Per un attimo mi
sentivo il re del mondo... Però, alla fine, mi sono accorto di aver
fatto solo una gran cavolata... Ciò che mi spaventava di più erano le
conseguenze... Quando mi ritrovavo faccia a faccia col preside e dovevo
fare il menefreghista, perché altrimenti perdevo la faccia, venivo
preso per un debole...-
-Quello che dici mi fa pensare
che, allora, i bulli sono vittime delle
apparenze, che ognuno ha paura dell'altro...
Non lo so! Questo è ciò che provo io, non so se gli altri miei compari vivono le cose come me.
Ti posso definire allora un bullo pentito?
Sì, un po' lo sono, ma non lo riconoscerò mai davanti ai miei amici, se no la vittima divento io!
Ora
incontro L.M. , che ha tredici anni, perché , da osservatore- ma non
solo (ha osato difendere un mese fa un suo amico, vittima del bullo di
turno) - ci dica la sua sul bullismo.
- In molti casi di bullismo, la vittima non riusce a reintegrarsi nella vita scolastica. Perchè?
-Spesso
ad intervenire sono i genitori, considerati come intrusi, perchè chi si
fa aiutare da loro è considerato un poppante, uno che non conta, uno
che non si sa difendere!-
Allora chi deve intervenire?-
Per far finire bene una storia di bullismo, è necessario che ad intervenire siano ragazzi suoi coetanei.
Cosa ne pensi della punizione che il preside ha assegnato al bullo?-
Fare
la ricreazione in classe è davvero troppo: credo che
sia disumano passare sei ore seduti sui banchi a studiare
in un ambiente di 30 metri, con 29 persone nella stessa
stanza... siamo persone, non macchine!
La soluzione?
Individuare
il bullo e punire lui solo. La ricreazione in classe solo per lui, per
gli altri all'aria aperta, nel corridoio. Vedrete che ci ripensa!
Graziamarina Sinatra
5-----------
RICORDI E PENSIERIDA CHE PAESE VENGO,ANCORA NON LO SO.
Quanti ricordi che più non ho.
E se avessi una famiglia, oltre l'oceano blu,
che mi aspetta e non spera più?
Io qui rimango sveglia ore ed ore con il batticuore.
Ho qui mille domande e nessuno risponde.
Quante incertezze. Mi chiedo: che sarà?
il mio futuro cosà porterà?
Quante occasioni cerca un cuore che ama già,
ma aspetta di scoprire quel che non sa.
Savita Di Mauro
6------------
CHE FINE HA FATTO l’ANZIANA DAMA DEI SETTE COLLI? 11
maggio 1860. Marsala. Il generale Giuseppe Garibaldi con al seguito
mille soldati sbarca in Sicilia, dopo essere partito da Genova: è
l'inizio di una spedizione destinata ad entrare nella leggenda e
nell'immaginario popolare. "O qui si fa l'Italia o si muore" è la
celebre frase pronunciata dal generale alle soglie della battaglia di
Calatafimi, scontro cruciale per la conquista della regione.
Garibaldi, per l'appunto, è considerato un Pater Patriae
insieme a Mazzini, Cavour e a tutti gli altri protagonisti del
Risorgimento Italiano.
E in effetti l’Italia si “fece”, come
auspicò l’Eroe. Sono passati 150 anni e ancora il suo personaggio
possiede un grande fascino ed ha una vasta diffusione nella cultura
popolare: un uomo apparentemente burbero, dall’aspetto forse anche un
po’ buffo, con la barba lunga e il cappello nero “alla calabrese”, ma
di grande carisma, noto amante latino, vero leader.
Un uomo dalle mille sfaccettature, quindi, preso da vizi, ma anche di immensa virtù, coraggio e abilità.
L’Italia
di Garibaldi purtroppo non è rimasta integra dopo quasi un secolo e
mezzo, e oggi il nostro governo e i nostri leader hanno ben poco
a che vedere con l’Eroe dei due Mondi... almeno per quanto riguarda le
virtù!
Questa è la visione che tanti di noi giovani hanno di
coloro che ci governano. Secondo un sondaggio effettuato a scuola, la
quasi totalità dei ragazzi crede che i nostri politici non abbiano più
ideologie, giuste o sbagliate che siano, che non siano guidati
dall’ideale ma soltanto dal denaro. Tenere stretta la poltrona è forse
l’unica priorità di tanti di coloro che stanno al potere. E non
consola far presente che sempre così è stato. L’Italia è
nel caos, e, come se non bastasse, in questo quadro squallido e
drammatico, si ipotizza la secessione, infischiandosene di
Garibaldi e di coloro che sono morti per “fare l’Italia”, che sono
morti perché credevano nell’unità di un Paese che sentivano proprio.
Forse oggi la causa della crisi di valori è dovuta anche alla
mancanza di quel sano senso patriottico , dell’orgoglio di essere
Italiani. I fattori economici e la crisi in cui versa il Paese sono sì
importanti, ma non a tal punto da compromettere un’unità che ormai è
sempre più soltanto sulla carta: nord contro sud, sud contro nord. No,
non c’è nè un sud nè un nord, c’è l’Italia e ci sono gli italiani,
tutti insieme per affrontare quei vecchi fantasmi che ancora ci
perseguitano e per superare le divergenze storico-politiche che hanno
determinato un diverso sviluppo nelle diverse regioni, senza ovviamente
cancellare le differenze culturali. E allora cresciamo insieme, ognuno
di noi faccia un esame di coscienza ( noi del sud meritiamo una bella
tirata di orecchie ), per vincere il pregiudizio e non uccidere
“l’anziana dama dei sette colli”, per la quale Garibaldi ha
combattuto.
Bruno Garibaldi
7-----------
LE PALLONATE DI BRUNO : MONDIALI 1970 Mercoledì
17 giugno 1970, stadio Azteca, Città del Messico, semifinale campionato
del mondo: ha inizio la partita più emozionante e
sconvolgente della storia del calcio. Protagoniste la Germania ovest
-guidata da Schon e che vanta tra le proprie file campioni del calibro
di Franz Beckenbauer e Gerd Muller- e l’Italia del ct Valcareggi
che, con 6 cagliaritani freschi di scudetto, si schiera con
Albertosi, Burgnich, Facchetti, Bertini, Rosato, Cera, Domenghini, S.
Mazzola, Boninsegna , De Sisti , Riva.
Lo stadio è una bolgia, la
tensione è alle stelle. Pronti, via e subito al 20’ gli azzurri passano
con un gran sinistro di rapina del centravanti Boninsegna
All’intervallo
la solita staffetta Mazzola- Rivera, per dare spazio al fantasista del
Milan. Secondo tempo: la partita volge nervosamente al termine, quando
a 180 secondi dalla fine il difensore tedesco Schnellinger insacca il
pareggio su errore di Burgnich; si va ai tempi supplementari.
In
avvio dell’extra time subito il vantaggio tedesco di Muller su
pasticcio difensivo dell’Italia: 1-2 per i tedeschi; dopo appena 4
minuti un rimpallo in area tedesca favorisce il centrale Burgnich che
insacca il 2-2. Al minuto 104’ è Gigi Riva a siglare il 3-2 con il
cronista Martellini che, ormai stravolto, definisce ciò che sta
accadendo sotto i suoi occhi come “una partita drammatica e
incredibile”, frase destinata ad entrare nella storia. Al 110’ però è
ancora Muller a pareggiare i conti su mancata deviazione di Rivera. Il
Golden Boy si fa perdonare appena 60 secondi dopo, segnando il
definitivo 4-3 e con un Martellini ormai in apoteosi che urla ancora:”
Che meravigliosa partita, ascoltatori italiani!”. Questa volta il
risultato non cambia più, l’Italia è in finale dove la attende il
Brasile di Pelè: finirà 4-1 per i brasiliani, ma questa storica
semifinale, definita la partita del secolo, è tuttora ricordata allo
stadio Azteca con una targa che commemora le gesta di quei 22 eroi,
capaci di tenere con il fiato sospeso per 120 minuti il mondo intero.
Bruno Garibaldi
8-----------
AIDS: NUOVE SPERANZE DALLA RICERCA L’AIDS
(Sindrome da immunodeficienza acquisita) è una malattia causata da un
retrovirus a RNA cioè l’HIV (Human Immunodeficiency Virus). Si dice
sindrome acquisita in quanto la grave insufficienza del sistema
immunitario viene provocata dall’infezione del virus. Un organismo
infettato da questo virus proverà a combattere l’infezione producendo
degli anticorpi specifici, cioè particolari molecole prodotte dal
sistema immunitario. è possibile stabilire se si è affetti da questa
malattia tramite un esame del sangue che evidenzia la presenza di tali
anticorpi (que-sti però possono anche non essere rilevati nei primi sei
mesi dall’infezione, è importante dunque ripetere più volte gli esami).
Una persona che sviluppa anticorpi anti-HIV viene detta sieropositiva,
che non vuol dire avere ne-cessariamente l’AIDS, in quanto la malattia
può svilupparsi anche dopo alcuni anni.
Il rischio dell’AIDS non è
la malattia in sé, ma ciò che causa, perché indebolendo il sistema
immu-nitario basta un semplice raffreddore per compromettere seriamente
la salute dell’individuo. L’HIV può essere trasmesso tramite rapporti
sessuali non protetti con un partner sieropositivo quindi attraverso
secrezioni vaginali, sperma, sangue; può essere ereditato dalla madre
durante il parto, o nell’allattamento; Tramite l’uso di droghe per via
endovenosa (sangue o derivati di sangue infetto). Secondo alcuni dati
di statistica dell’unaids lo 0,8% della popolazione mondiale riscontra
l'AIDS; la zona maggiormente colpita è l'Africa Sub–Sahariana con il
5,0%, quella meno colpita è invece l'Asia orientale con lo 0,1%.
La
ricerca sta dando i suoi frutti con terapie antiretrovirali, che
permettono il rallentamento della re-plicazione del virus
nell’organismo. Tuttavia queste medicine non sono in grado di eliminare
il virus, è per questo che si stanno sviluppando dei vaccini in via
sperimentale.
Tante sono le ricerche pubblicate in tutto il mondo e anche in Italia.
*La
proteina Tat (regolatoria dell'HIV-1) svolge una funzione fondamentale
per la progressione della malattia e per la replicazione del virus
all'interno della cellula. Concentrarsi su questa proteina è
fondamentale per lo sviluppo di un eventuale vaccino. Il virus è
paragonabile ad un'auto per cui è possibile modificare la sua
carrozzeria ma ciò che la muove è il motore ed in questo caso è la Tat.
Bloccare la sua azione permetterebbe una maggiore stabilità del sistema
immunitario. La Tat ha funzioni così importanti che si ritrova
praticamente invariata nei sottotipi virali: il virus non la può mutare
troppo perché altrimenti rischierebbe di modicare il suo funzionamento.
Per il virus, mutare la proteina Tat sarebbe un'azione sfavorevole alla
sua tessa esistenza.
* Un altro vaccino, che ha ormai superato la
fase preclinica, dovrebbe essere sperimentato all'Istituto delle
malattie infettive dell'università di Perugia guidato da Franco
Baldelli, che coordinerà la ricerca, e in altri tre centri: a Milano,
Torino e Brescia. Il preparato, mira alla produzione di anticorpi
nei confronti della proteina "p17", responsabile della predisposizione
delle cellule a essere attaccate dal virus, ed è stato presentato
all'università calabrese in un convegno che ha visto la partecipazione
di Robert Gallo, virologo americano, e Arnaldo Caruso, ordinario di
microbiologia all'università di Brescia che ha coordinato l'attività di
ricerca. Per capire su cosa si basa questa terapia innovativa con un
vaccino, bisogna conoscere bene il ruolo della proteina p17 nella
diffusione virale studiato proprio a Brescia. «La proteina viene
rilasciata dalle cellule infette promuovendo la proliferazione del
virus e la sua diffusione all'interno dell'organismo - spiega Caruso -
Il virus dopo aver legato la cellula bersaglio ed essere penetrato al
suo interno, inizia a replicare e la cellula infettata produce grandi
quantità di proteine virali che, in parte, andranno a formare nuovi
virus e, in parte, verranno rilasciate nel microambiente
extracellulare». La p17 è una di queste: interagendo con una molecola
espressa sulla superficie di altre cellule bersaglio del virus Hiv, le
attiva rendendole più suscettibili all'infezione e le predispone a una
replicazione virale. Sorge dunque spontanea un'osservazione: se questa
proteina venisse a mancare il virus troverebbe un numero inferiore di
cellule attive e, quindi, capaci di sostenerne la replicazione.
La
vaccinazione mira a immettere nella persona sieropositiva la sola
porzione attiva della p17 resa immunogenica (cioè in grado di
promuovere la formazione di specifici anticorpi) attraverso il legame
con una proteina trasportatrice. E proprio questi anticorpi serviranno
a “difendere” la porta di molte cellule potenzialmente attaccabili,
facilitando la convivenza dell'organismo con il virus stesso.
*
Dagli Stati Uniti arriva un'altra incoraggiante notizia nella ricerca
di nuovi bersagli utili per inibire l'infezione. Alcuni ricercatori
coordinati da Dennis Burton hanno individuato una nuova componente
virale che può essere attaccata con anticorpi specifici, un input per
un potenziale vaccino. La ricerca è stata presentata sulla rivista
Science. Per arrivare a questo risultato si è lavorato su campioni di
sangue di 1.800 persone con una nuova tecnologia, e la speranza è
ovviamente quella di avere identificato un "punto debole" del virus che
rimanga stabile (l'Hiv è infatti soggetto a mutazioni frequenti) e
quindi guidi gli anticorpi nella loro caccia al nemico.
* Dalla
Germania, arriva un'altra clamorosa notizia. Un paziente americano di
nome Timothy Ray Brown, è guarito dall'Hiv dopo una terapia basata sul
trapianto di cellule staminali associata a chemioterapia. L'aspetto
straordinario è che l'uomo era contemporaneamente affetto da un cancro
del sistema immunitario. Secondo i dati pubblicati dai ricercatori
tedeschi dell'Università di Berlino, il paziente è da considerarsi
completamente ristabilito, avendo superato anche una recidiva del
tumore grazie a un secondo trapianto. Il sig. Brown è stato operato la
prima volta nel 2007, e ha smesso di curarsi con le tradizionali
terapie antiHiv. Dopo un anno circa, la leucemia si è ripresentata e il
paziente è stato sottoposto al secondo trapianto di cellule staminali.
Le cellule staminali del donatore, stando alle affermazioni degli
autori della ricerca, posseggono una rara mutazione genetica di
carattere ereditario che le rende fisiologicamente resistenti al virus.
Secondo la coordinatrice dello studio, Kristina Allers, il virus si
sarebbe dovuto ripresentare nel giro di qualche mese, cosa che non è
avvenuta. Intanto, a tre anni e mezzo dal primo intervento, il paziente
non mostra alcun segno di leucemia e di replicazione virale, e il suo
sistema immunitario è tornato alle condizioni normali. è anche vero
però che il trattamento costerebbe centinaia di migliaia di euro per
ogni paziente e non è applicabile a meno che il paziente stesso non
abbia sviluppato una leucemia e non abbia bisogno di un trapianto di
midollo osseo. Lo studio conferma comunque che se si eliminano tutte le
cellule del corpo che replicano il virus rimpiazzandole con quelle
sane, si ottiene una cura.
La sperimentazione procede bene con
risultati positivi ma mai nel 100% dei casi. Ci ricorda inoltre Stefano
Vella, direttore del Dipartimento del farmaco dell'Istituto superiore
di Sanità: «L'Hiv non si sconfigge solo con i vaccini, è importante
prevenire la malattia e proseguire nella ricerca».
Simone Gullotta
9-----------
Unisciti al movimento: insieme contro la S.M S.M:
sembrerebbero le iniziali di un gioco , ma
purtroppo indicano una grande malattia che colpisce
una persona ogni 4 ore Tanti di noi hanno sentito
parlare di Sclerosi Multipla , ma chi di noi sa esattamente di cosa si
tratta ? Premessa: non è una malattia contagiosa come
molti pensano. Non è altro che un indurimento di diverse
zone del cervello,ovvero un’ infiammazione cronica demielinizzante del
Sistema Nervoso Centrale, una malattia imprevedibile ed invalidante .
Demielinizzazione è il termine usato per descrivere la perdita di
mielina, la sostanza che, nella materia bianca, agisce da
isolante delle terminazioni nervose. La mielina aiuta i nervi a
ricevere ed interpretare i messaggi provenienti dal cervello a massima
velocità. Quando i nervi perdono questa sostanza non possono più
funzionare correttamente e si creano aree cicatrizzate,
‘placche’ di tessuto sclerotico, là dove i nervi sono rimasti senza
mielina. Sono appunto queste zone a dare il nome alla Sclerosi Multipla
o Sclerosi a placche.
E’ una brutta malattia la S.M, ma si
può combattere. Come? Partecipando alle iniziative organizzate dai
volontari dell’AISM, li aiuteremo a sostenere la ricerca e ad
incentivare il volontariato.
Insieme a loro , la scuola si impegna
promuovendo azioni di sensibilizzazione rivolte alle
persone che non sono a conoscenza dei problemi legati alla
Sclerosi Multipla.
Presso i locali della scuola abbiamo incontrato
le volontarie della sede catanese dell’ associazione . In
quell’occasione abbiamo messo in vendita la “gardenia dell’AISM”
, simbolo di solidarietà e di condivisione di una battaglia alla quale
ci sentiamo chiamati. Grazie a tutti coloro che hanno aderito!
Claudio Nicolosi e Sebastiano Spataro
10------
11----------
L’USO TELEVISIVO DEL CORPO DELLE DONNE Le
donne, le donne vere, stanno scomparendo dalla Tv, per lasciare spazio
a un’immagine veramente umiliante di donna: volgare e vittima
dell’occhio invasivo delle telecamere per un pubblico compiacente da
compiacere. In Tv appaiono solo ragazze rifatte che mettono in mostra
il corpo. I produttori vogliono avere più ascolti; la donna un attimo
di visibilità e di finta fama. Ma vale la pena mettere in gioco la
propria dignità solo per essere popolari e finire poi su riviste,
giornali, altri programmi televisivi cafoni e offensivi allo stesso
tempo? Fermatevi un attimo a riflettere sulle inquadrature: i
corpi vengono ripresi soprattutto dal basso; dalle caviglie, poi
indugiano sulle gambe, scivolano sotto gonne ascellari. Ebbene, nessuno
pensa che queste ragazze siano fuori luogo solo perché sono in Tv e
hanno milioni di occhi addosso. E gli uomini? Che ruolo hanno?
Imbambolati come degli ebeti con facce da merluzzi annuiscono
compiacenti e sorridenti. E che dire del fatto che gran parte degli
spettatori sono adolescenti che spesso prendono a modello
personaggi della televisione: immedesimandosi, portano nella loro
vita cambiamenti negativi e dannosi per la propria salute, come
l’anoressia. Si convincono che le donne completamente magre possono
essere l’unica vera espressione di bellezza e non rendendosi conto che
così cadono in un baratro. Tante si convincono che, per riuscire a
sfondare nel lavoro, non bisogna avere una testa ma solo un corpo
magari da ritoccare con interventi chirurgici che a volte invece di
migliorare l’aspetto della poveretta le fa somigliare a smorfie
inespressive su un corpo da barbie triste, compresso da diete e
pseudo-modelli. Oggi noi viviamo in un mondo dove l’apparenza ,
l’ignoranza, l’inganno e la falsità prevalgono sui veri valori e
dimentichiamo la bellezza e la positività della vita vera che ci
circonda. Che cosa possiamo fare per recuperare la bellezza, la
semplicità, l’eleganza e i veri valori?
Rossella Spina
12--------
L’amore sui muriNel
tempo è cambiato tutto: il progresso ha diffuso nuove tecnologie e
nuovi modi di vivere ed è cambiato anche il modo di
dichiarare l’amore. Oggi, per conquistare una ragazza, non ci si
mette più in gioco, cercando di vincere la timidezza con sguardi
languidi, dolci parole, ancor meno con serenate o lettere d’amore.
Tutto questo ormai è superato e i messaggi d’amore
vengono affidati ai muri degli edifici privati e pubblici, ai
marciapiedi, alle fontane, alle strade: insomma, a
spazi comunque visibili. Chi non ha letto, passeggiando o
camminando per la città, frasi come: “ Sei parte di me”,
“Io e te tre metri sopra il cielo”, “Ti amo, ho i brividi per la
febbre d’amore per te”, “Noi due per sempre”, “Non vivo senza te,
can you feel my heart?”, “Eri un sogno ora sei la mia vita”, “Non
ti chiamo vita perché la vita termina ma ti chiamo amore perché
l’amore è eterno”, “Esistono angeli in terra? Uno di certo sei
tu”? Queste frasi si ripetono uguali, in luoghi diversi,
sempre le stesse. E’ un repertorio fisso che s’ispira a film come
“Scrivilo sui muri”, “Parlami d’amore”e “ Tre metri sopra il
cielo”. Forse si vuole sorprendere la persona amata dichiarando
al mondo intero che l’amore esiste, ma ormai chi si
sorprende? Chi si emoziona? Forse quelli che si emozionano
di più - non per amore ma per rabbia o curiosità- sono i
cittadini infastiditi da queste scritte: alcuni si fermano a
leggerle, qualcuno ridacchia, qualcun altro
sospira, altri restano perplessi o si arrabbiano perché il
muro di casa propria, appena ridipinto, è stato devastato. Che fare? è
possibile mettere d’accordo tutti? Forse tutti dovrebbero tenere
presente un principio sempre valido: non invadere gli spazi di
tutti, degli altri, non prevaricare o offendere. è così
difficile?
Roberta Scaglione
13----------
RICERCA SUL SISTEMA DI RACCOLTA DIFFERENZIATA Noi
del Vaccarini di Catania, nell’ambito del progetto “SOS Ambiente: dalla
scuola alla città”, abbiamo condotto una ricerca sul sistema di
raccolta differenziata di alcune città italiane, due del Nord, due del
Centro e due del Sud, per poi paragonare i dati tra di loro e con
quelli della nostra città. La ricerca si è basata, da un lato sulle
modalità di comunicazione degli Enti Locali con i cittadini, dall’altro
sui metodi di attuazione della raccolta dei rifiuti.
Come si può
notare dalla tabella i sistemi di comunicazione e di raccolta
differenziata da città in città sono molto simili fra di loro.
Nonostante
le somiglianze però, come sappiamo, il sistema dei rifiuti, e quindi la
pulizia, variano di città in città, come nel caso di Napoli, diventata
ormai una discarica nazionale, o Perugia, famosa per la civiltà dei
cittadini e per la rigidità nei confronti di chi non rispetta le
regole.
Il Comune di Catania, ad esempio, non comunica
sufficientemente con i cittadini né ha ancora organizzato un sistema di
raccolta porta a porta, come fatto ad esempio a Roma e Milano, ma anche
nella meridionalissima Reggio Calabria.
A Catania si conferisce
ancora tutto nei cassonetti e la popolazione è poco sensibile al
problema della raccolta dei rifiuti, anche se sembra che, con il nuovo
appalto, le cose dovrebbero cambiare. In verità, anche se in alcune
città si è più rigidi nell’applicazione della legge, l’Italia da un
punto di vista ambientale sta peggiorando. Fra i cittadini sfaticati e
le amministrazioni disattente, le città stanno vivendo un degrado
totale. Notiamo riufiuti di ogni genere ovunque, eccetto dove
dovrebbero essere, ovvero nei cassonetti spesso colmi,
danneggiati, o persino bruciati.
La realtà è che l’ignoranza
è un male troppo diffuso, perché, se le persone prendessero
coscienza del danno che stanno provocando all’ambiente di certo
starebbero più attente alle proprie azioni. Azioni semplici, quotidiane
... Se la gente sapesse che le sostanze dei rifiuti che getta a terra
vanno a finire generalmente nelle acque, le stesse acque che magari
bevono i loro figli, di certo non li getterebbe più. Se le
persone comprendessero che riciclando semplicemente la carta,
potrebbero salvare la vita di molti alberi, alberi che assorbono
anidride carbonica e depurano l’aria arricchendola di ossigeno, alberi
che contribuiscono con la fotosintesi ad abbassare la temperatura del
nostro pianeta, alberi che rendono ospitali i parchi nei quali
poter trascorrere le domeniche. Se le persone
comprendessero tutto ciò avremmo un mondo più bello!
Noemi Gagliano e Rosario Spampinato
14---------
FRUTTA FRESCA, FRUTTA SECCA O MERENDINE ? Oggi
utilizziamo molto spesso cibo preconfezionato. I maggiori consumatori
sono i paesi più industrializzati. Grazie alla pubblicità martellante
viene favorito il consumo di cibo impacchettato in confezioni
sempre più piccole, o addirittura in mono dosi, a discapito di molti
cibi che richiedono meno passaggi nella lavorazione e nella
commercializzazione.
Oggi, con la globalizzazione, i paesi del mondo hanno perso le loro
abitudini introducendone altre, spesso sbagliate . Gli alimenti del
nord sono finiti nelle tavole delle persone del sud per esempio il
salmone e gli hamburger sono consumati nei “fast food” anche dai
ragazzi catanesi. I modelli alimentari del passato, diversi da ogni
regione in base al clima e all’ambiente,erano fondamentali per la
nutrizione delle persone che vivevano in quel luogo stesso e che
dovevano sopportare stili di vita e abitudini differenti. I cibi
confezionati e super imballati rappresentano un rischio sia per la
salute delle persone, sia per l’ambiente, in quanto fanno aumentare la
quantità complessiva di rifiuti prodotti. I cibi confezionati sono
molto diversi da quelli naturali poiché contengono conservanti e
additivi che a lungo andare diventano nocivi per la salute dell’uomo,
diversamente da altri cibi, come ad esempio la frutta secca. Che con lo
stesso apporto nutritivo contiene micro nutrimenti come i polifenoli
considerati non nutrienti dietetici. Con il consumo giornaliero minore
o uguale a 1g al giorno, diversi studi hanno evidenziato che i
polifenoli esercitano un effetto benefico sulla salute umana per l
diversi motivi: modulano l’attività di diversi enzimi, interagiscono
con specifici recettori, esercitano effetti vaso protettivi e
vasodilatatori e chelano (reazione chimica: circondare a tenaglia) un
atomo metallico producendo ioni metallici come il ferro e il rame che
sono coinvolti nella formazione dei radicali. “L’attività che ha
suscitato un impatto maggiore nell’interesse delle persone – spiega il
Prof . Piergiorgio Pietta del CNR (MI) - è stata quella antiossidante
perché i polifenoli rappresentano un’ importante difesa esterna contro
il disequilibrio tra antiossidanti ed pro-ossidanti. e a livello
digestivo, limitano la formazione di radicali liberi catturando quelli
che sono già formati”. La frutta secca inoltre ha un basso impatto
ambientale anche perché le bucce vengono vendute dalle ditte o
industrie produttrici per essere utilizzate come combustibile.
Oggi
sarebbero da premiare quei supermercati e ipermercati che già
vendono alcuni prodotti a peso e senza imballaggi, quindi con meno
lavorazione e consumo energetico. Secondo me, per cercare di
alleggerire questo problema, bisognerebbe utilizzare per le merende
quotidiane frutta fresca o secca ( facile da trasportare), in questo
modo si crea meno danno all'ambiente per favorire il benessere
fisico delle persone : le rughe diminuiscono, le unghie e capelli
diventano più sani mentre i cibi confezionati producono accumulo
di sostanze spesso tossiche.
Aurora Incognito
15-------------
Il reattore solare che ricava energia... dall'acqua Potremmo
chiamarla "la pianta artificiale", un dispositivo sviluppato dai
ricercatori del California Institute of Technology che, con un processo
simile alla fotosintesi clorofilliana, trasforma energia solare, acqua
e anidride carbonica in idrogeno, un vettore energetico che può essere
impiegato nell’alimentazione di celle a combustibile per la produzione
di energia elettrica.
La macchina, descritta nell'ultimo numero di
Science, è stata messa a punto da un team di scienziati svizzeri ed è
in grado di ricavare l'idrogeno a partire dall'acqua grazie alla
dissociazione termochimica, un procedimento a basso costo e a basso
impatto ambientale.
Il prototipo utilizza un sistema di lenti e
specchi per concentrare l'energia del Sole in un cilindro rivestito di
ossido di Cerio, un raro metallo (è il più abbondante tra i
metalli rari) il cui comportamento varia in funzione della temperatura:
emette ossigeno quando si scalda e lo assorbe quando si raffredda.
Quando
all’interno del cilindro arroventato dal Sole vengono immesse acqua e
CO2 il cerio si raffredda. Perdendo calore "strappa" atomi di ossigeno
all'acqua, liberando così monossido di carbonio (CO) e idrogeno (H2).
Quest'ultimo può essere catturato, immagazzinato e utilizzato come
carburante, per esempio nelle celle a combustibile che alimentano le
autovetture. E da un’opportuna miscela di H2 e CO si possono ottenere
gas di sintesi, anche questi utilizzabili come combustibile. Non solo:
secondo i ricercatori con lo stesso dispositivo e un procedimento
simile sarebbe possibile ottenere addirittura metano. Bello, forse
troppo per essere vero. Almeno per ora..
Luca Bartilotti
16---------
A LEZIONE DI VELA NEL CORTILE DELLA SCUOLA E’
una giornata tersa e fredda: la vela della nostra barca ondeggiae si
tende sottouna brezza leggera e gentile. Poi il vento si alza,fa
vibrare forte e tendere sino allo spasimo contro il cielo azzurro e
algido di Dicembre L’ammiraglioStefano Leuzzi , in abiti blu da uomo di
mare, ci invita,benevolo ed autorevole ,ad osservarla e ci
dà>indicazioni per guidarla e indirizzarla. Ci invita ad ascoltare
il vento, ad operare in modo coordinato. Ci suggerisce i movimenti
giusti per dominare la barca ei venti, ma anchel’ansia e la paura di
non farcela. Lo ascoltiamo, proviamo e riproviamo.Non siamo in mare
aperto, ma nel cortile della nostra scuola, nel centro di Catania, dove
si tengonoda alcuni giorni le attività del progetto “Vela” realizzato
in collaborazione con la Lega Navale italiana. Tutto è cominciato come
per gioco e, all’inizio, l’invito a partecipare ci ha soprattutto
incuriositi, poi, man mano, con leggerezza , tutto è diventato
serio, importante,perchéla lezione di vela è diventata
lezione di vita. “Quando sei lontano dalla terra, in mare aperto,ti
confronti con i venti, le correnti, le intemperie e le puoi
governare>solo se haiconoscenza sicura di saperi - dalla fisica alla
trigonometria -e di tecniche , ma anche di testesso;se sai condividere
con gli altri tale opera di dominio della tua persona e delle forze
della natura”. Così il nostro percorso ci ha portati ariflettere sulla
conoscenza di noi stessi –del nostro corpo e del nostro
temperamento, della nostra
forza e delle nostre fragilità-e sul
dominio che ognuno può esercitare su se stesso solo a condizione di
conoscersi veramente. La lezione continua: ci affascina e ci affascina
anche l’ammiraglio che si muove sicuro,descrivendo nodi,
correggendo ed incoraggiando a far bene e a non desistere. Quando la
lezione sta per concludersi, Giovanni chiedecome si diventa
ammiragli, come si fa a capire che sei tagliato per la vita di mare,
cosa si studia in Accademia. L’ammiraglio risponde a tutte le nostre
domande,parla, racconta di
sé, dei suoi maestri, della sua vita in
Accademia, delle difficoltà, delle battaglie e dei successi. Lo
ascoltiamo e non ci accorgiamo neanche che dobbiamo ritornare in
classe, perché la lezionecomincia per un altro gruppo.Vorremmo
ascoltarlo ancora e cogliamo al volo il suo invito ad andare a
trovarlofuori dal cortile di scuola , al porto, per riprendere il
discorso ed il percorso aperto sulla conoscenza di noi.
MariaFiorenza
17---------------
Il viaggio del veliero “Cronache di Narnia” Uscito
appena due mesi fa, il nuovo film della fortunata Saga delle Cronache
di Narnia -nata dalla mente geniale di C.S. Lewis durante tutto il
decennio degli anni cinquanta- ha riscontrato come al solito una grande
affluenza nelle sale cinematografiche soprattutto grazie ad un nuovo
elemento molto in voga di questi tempi: la versione in 3D.
Ritenuto da alcuni la vera rivale di “Harry Potter” e del “Signore
degli Anelli”, veri cult del fantasy degli ultimi anni, la saga sta
purtroppo peggiorando di film in film. Nessuno può infatti negare di
essere rimasto incantato dal fantastico mondo contenuto in un semplice
armadio presentato nel primo episodio della saga, o di essere stato
coinvolto dal principe Caspian e dal suo commovente tentativo di
riunire due popoli e porre fine a ogni guerra, nel secondo episodio.
Storie
semplici, quasi infantili, ma dotate di qualcosa di magico che ha
permesso alla saga di ottenere una fortuna immensa e di suscitare una
grande attesa per l’uscita di ogni nuovo film. Forse ha contribuito al
usccesso il fascino di alcuni degli interpreti, primo fra tutti
Ben Barnes, che ha fatto avvicinare migliaia di ragazzine alla saga. Lo
stesso però non vale per “Il viaggio del veliero” che, nonostante
presenti tutti questi pregi, rispetto ai precedenti appare sbiadito e
totalmente diverso. La trama confusa e decisamente più
complicata, il cast costituito da attori troppo giovani, non
sempre brillanti nell’interpretazione, persino gli effetti speciali,
che hanno costituito il successo degli episodi precedenti, sembrano
essere qui usati in modo improprio: o troppo esagerati o realizzati in
modo approssimativo in alcune scene dove si poteva un po’ calcare la
mano. Ma è soprattutto il cambio nella regia, che vede il nuovo
arrivato Michael Apted, già autore del flop di “Eragon”, nel
tentativo di rifarsi con questo nuovo lavoro, ma che a quanto pare è
riuscito solamente a turbare una saga cinematografica così ben avviata
e tanto amata dal pubblico, non riuscendo ad accogliere l’eredità
splendida lasciatagli dal regista dei due precedenti episodi, “Il
Leone, la Strega e l’Armadio” e “Il Principe Caspian”, Andrew
Adamson.
Elisa Rapisarda
18------------
Un sonetto per l’Italia Opera
incantevole e vera,
fatta
Di mare, montagne , laghi e di
fiumi.
Opera arguta, riflessiva e
schietta
Fatta di gente, di tanti costumi.
Opera tinta verde, bianca e
rossa
Di speranza, di purezza ed
amor.
Opera dentro opera, sei
mossa
da sogni, odi, messi nel cor
Opera, magnificenza,
splendore
un’alba mai finita di chi
t’
di chi con orgoglio t’inneggia
sempre.
Opera legata da grande
amore
Perché sol frammento non ti
formò
Il tutto sei tu, un’opera per sempre.
Salvatore Ponzo
19------------
CLARA, I VORREI CHE TU , ESTER ED IOCLARA, I’ VORREI CHE TU , ESTER ED IO
ANDASSIMO OVUNQUE SIA SPENSIERATEZZA,
E SALIRE SU UN ALIANTE CHE TRA
NUVOLE CI PORTASSE IN ALTO, IN GIRO
PER IL MONDO,
A TUTTO TONDO.
E VISITAR MERAVIGLIE
DI NATURA, OPERE BELLE,
RESPIRAR ARIA PURA E SENTIRCI
LIBERE COME RONDINELLE.
LASCIAR PENSIERI , PREOCCUPAZIONI,
IMPEGNI.. PER UN VIAGGIO
CHE LA NOSTRA AMICIZIA FACCIA PIU’ FORTE.
NIENTE è PIù BELLO CHE CON-DIVIDERE
GIOIE E SOGNI CON LE AMICHE. IN VOLO!
DONATA BABULANO
20------------
Centocinquant’anni: "L'Italia è ancora una minorenne” Centocinquant’anni:
"L'Italia è ancora una minorenne" dice ironicamente l'attore
Roberto Benigni durante il Festival di Sanremo, e non si può non dargli
ragione.
Lo Stato Italiano festeggia questo compleanno all'insegna
del suo simbolo: il Tricolore; si chiede di addobbare ogni casa,
negozio o bottega con un simbolo della nostra identità nazionale; si
suggerisce di portare sulla giacca un fiocco rosso, bianco e
verde.
Ma quante persone lo faranno? Quanti esporranno il tricolore sentendo ardere nel cuore il fuoco
patriottico?
Il popolo italiano deve ancora crescere.
L'Italia
è forse troppo giovane per sentirla nostra ancora: le regioni che la
compongono sono principalmente legate da un comune idioma -quando non
viene sostituito dai dialetti locali- e da un comune governo –che,
talora, crea più divario che coesione.
Si è perso nel tempo il senso di identità nazionale, di disponibilità al sacrificio per la propria bandiera.
E
più il tempo passa, più sentiamo lontano l'esempio di coloro che
intorno al 1861, per la nostra patria, hanno messo in gioco la propria
vita. A cento cinquant'anni dalle lotte sentite da uomini e da donne
nel profondo della loro anima, diamo tutto per dovuto, quasi ignoriamo
quel sacrificio, quell'ardore e quella passione di diventare "Popolo
d'Italia".
Viviamo in un paese ricco di cultura, di storia, di gente meravigliosa e di luoghi fantastici. Quest'Italia è di tutti noi.
Ma
il senso di appartenza ha ceduto il posto al motto
comune "Quel che è di tutti è di nessuno". Il senso di appartenenza
oggi lascia il posto al senso di dispiacere e di dispersione, di
insicurezza e paura.
Forse è perchè manca ciò di cui essere
orgogliosi, forse perchè quest'Italia oggi non dà sicurezze.
Niente di più triste sia per i nostri avi che per i nostri posteri: ma
credo che a chi, come me, spaventato dal futuro che
l'Italia può serbargli, vuole risposte da chi governa il paese, si
devono offrire modelli ed esempio degni del paese più bello del mondo.
Erika Egitto
21------------
LA SUCCURSALE DEL VACCARINI: IL MITO E LA REALTA’ In
questi anni la nostra scuola ha investito molto sulla qualità della
formazione e il nostro impegno è stato premiato: a Napoli abbiamo
ricevuto “l’Aquilone d’oro” del Festival nazionale dello spot sociale;
una nostra squadra ha partecipato alle finali mondiali di pallavolo in
Cina; con un robot raccogli-pecore ci siamo classificati secondi
al concorso Minirobot 2010; il nostro giornale scolastico ha
ottenuto il primo premio regionale per il suo contributo in tema di
associazionismo. Tali riconoscimenti confermano che
al “Vaccarini” si fa buona scuola ed è proprio la buona scuola che ha
fatto crescere in modo esponenziale il consenso delle famiglie nei
confronti del nostro istituto. Così, nel corso degli ultimi anni,
gli alunni del “Vaccarini” sono diventati 1450 (pensate che nell’anno
2000 eravamo in 400!). Di fronte a questa crescita, in nostro edificio
non è più risultato adeguato ad accogliere tutti gli iscritti e
sono stati necessari la utilizzazione momentanea di
alcuni laboratori, la rotazione delle classi e il conseguente
massacrante incremento orario di lezioni. Il nostro Dirigente
scolastico già da alcuni anni ha richiesto locali
aggiuntivi all’ Ente competente, l’Assessorato Provinciale
all’istruzione. Solo negli ultimi giorni il nostro problema
si è risolto e non del tutto: ci servirebbero 16 aule, ne
avremo per ora 5, un terzo dei locali minimi indispensabili per
le nostre esigenze, in coabitazione con altre due scuole. Speriamo che
questi locali siano disponibili in tempi brevi, visto che è trascorsa
metà dell’ anno e che questa momentanea soluzione sia il punto di
inizio della risoluzione definitiva al nostro problema.
Certo, forse
sarà la mia giovane età a farmi pensare questo, mi aspettavo un
interessamento maggiore nei nostri confronti da parte delle Istituzioni
e della società. Voglio pensare positivo e sperare ancora.
Sebastiano Spataro
22------------
STORIA DI UNA CAPINERA, USIGNOLO DELLE CANARIE In
questo primo articolo della nuova rubrica, dedicata ai nostri
coinquilini animali ormai andati dimenticati a causa della prepotente
globalizzazione degli ultimi tempi, abbiamo scelto di occuparci della
Capinera, un uccellino della famiglia dei silvidi, che ha persino
dato il suo nome a una delle opere più famose dello scrittore Giovanni
Verga
Questa specie è anche chiamata “usignolo delle Canarie”, per
via del suo canto melodioso, che si può sentire soprattutto
in primavera, con la stagione degli amori e va via via intensificando
sino a raggiungere una piena sonorità una volta trovato un compagno o
una compagna. Il canto, sebbene vari molto da individuo a individuo,
contiene delle note piuttosto dure ed è composto da suoni brevi
ripetuti più volte, molto ricco di gorgheggi e con una grande varietà
d’espressione. è molto diffusa nel nostro territorio, in cui trova il
suo perfetto habitat naturale: boscaglie, frutteti e giardini
costituiscono infatti i luoghi a lei più congeniali, dove anziché fare
lunghi voli, che tiene in serbo per il periodo della migrazione, fa
balzi per lo più piccoli, come se stesse saltellando. Sebbene non sia
una specie a rischio, è sempre più difficile vederla in città, a causa
dei pochi spazi verdi a disposizione, e se viene avvistata, la maggior
parte di noi non riesce a riconoscerla. Quindi ecco di seguito un breve
identikit: ha una lunghezza media di quattordici centimetri e di
ventitre centimetri di apertura alare, presenta un piumaggio grigio,
c’è una forte differenza tra la femmina e il maschio, la prima infatti
ha una macchia rossastra sulla testa, mentre il secondo ne possiede una
nera, ed è proprio da questo che deriva il nome della specie. Alcuni
esemplari presentano anche una macchia giallastra sulla gola, ma questa
è causata da elementi esterni, come i pollini, in particolare quelli di
aloe; sia il becco che le zampe sono scuri. è di solito una specie
particolarmente attiva, ma anche abbastanza socievole nei confronti
dell’uomo. E’ ghiotta di frutta, soprattutto delle nostre arance
e di qualsiasi tipo di sfortunato insetto trovi sulla sua strada. In
quanto alla cova, avviene due volte l’anno, in primavera, e poi
all’inizio dell’estate. Di solito depone una media di 5 uova che
vengono covate da entrambi i genitori per circa due settimane, queste
presentano un colore grigio chiaro e delle piccole macchie di varie
gradazioni di marrone che le caratterizzano. Il loro nido, molto
piccolo, di solito è costruito su cespugli come quelli di sambuco, o su
nella zona boscosa dove vivono. Una volta nati, i piccoli vengono
accuditi fino a quando non sono autosufficienti; lascino il nido già a
una decina di giorni dopo la nascita. La capinera è inoltre un animale
furbo, infatti, nel caso che i piccoli siano in pericolo a causa di un
predatore, organizzano degli stratagemmi per distrarli e attirare
l’attenzione su di se, come ad esempio fingendosi malata o in
difficoltà, e una volta riuscita nel suo intento, scappa via con una
velocità e agilità elevatissimi che colgono di sorpresa il suo
nemico.
Elisa Rapisarda
23------------
Achillea … unA pianta … anticaForse
l’abbiamo vista durante una “scampagnata”, alta non più di mezzo metro
con foglioline strettissime. Era conosciuta dai greci: si dice che
Achille curasse le ferite dei suoi uomini sfruttando il suo
potere cicatrizzante. Non si parla quasi mai di piante come questa,
chissà se riuscirà sopravvivere nella continua competizione tra piante
coltivate e piante geneticamente modificate (OGM)? Eppure è una di
quelle poche specie che sono riuscite ad offrire nel
corso degli anni rimedi e soluzioni che hanno aiutato l’uomo nella
sofferenza
quotidiana.
L'Achillea, o Millefoglie, è una pianta erbacea perenne
della famiglia delle Asteracee. Ha i fiori color bianco rosato e un
odore penetrante; cresce spontanea in Europa, Asia occidentale e
America del Nord.
è una pianta che serve in tante
situazioni, si utilizzano tutte le sue parti come le radici, il fusto
o il fiore. Le sommità di quest’ultimo vengono usate come
digestivi. In passato era utilizzata dagli Indiani d’America per
i disturbi di stomaco; i Celti la usavano nelle cerimonie magiche e i
Cinesi la impiegavano anche nella cura dei morsi di cani e serpenti.
Per fortuna ancora oggi viene usata in ambito alimentare per la
liquoreria, per amari e vermuth; è ricercata anche come
tisana tranquillante e come alleviatore di crampi. Bisogna fare , però,
attenzione ad non abusarne per non avere controindicazioni
spiacevoli.
Oggi con le farmacie piene di ogni tipo di rimedio per la
nostra salute le piante come questa sembrano inutili, ma il loro
patrimonio genetico è preziosissimo e dobbiamo imparare a riconoscerle
per rispettarle e preservarle per le nuove generazioni.
Beatrice Bonanno
24------------
Storia di una randagia Nelle
strade di Catania si aggirano tanti cani, la maggior parte di essi non
è sterilizzata e di conseguenza continua a riprodursi senza sosta.
Tina
è un esempio di cane randagio che vive a Catania: è stata abbandonata
da piccola nella strada ed è cresciuta sfamandosi degli avanzi trovati
nella spazzatura. Nel quartiere dove vive la maggior parte della
gente le vuole bene, ma c'è anche chi è contrario che un cane si aggiri
per i centri abitati e, per questo, il rischio che possa morire di
avvelenamento è sempre molto alto. La vita di Tina si è complicata
quando,
7 mesi, è arrivato il primo calore, allora hanno cominciato
ad aggirarsi per le strade decine di cani scatenando enormi risse
canine, fino a quando non è prevalso un capobranco che,
ovviamente, dopo le sue vittorie, ha potuto accoppiarsi con Tina e
assicurarsi una discendenza. Queste risse però hanno suscitato
paura e lamentele da parte degli abitanti della zona circostante.
Passato questo periodo, alla piccola cagnolina incomincia a crescere il
pancione e dopo due mesi di lunga attesa allora sono nati sette
cuccioletti. La famigliola si è riparata inuna buca del terreno, ma un
giorno sono scomparsi tutti, compresa la madre. Dopo lunghe ricerche da
parte della gente che le voleva davvero bene, Tina è stata trovata in
una casa abbandonata, rinchiusa. Era stata spostata dalla zona dove
aveva partorito per il semplice motivo che dovevano costruire delle
ville. La cagnolina però, essendo abituata alla libertà, ha subito un
trauma che ha fatto scatenare tutto il suo nervosismo contro i
suoi, prima tanto amici, adesso tanto nemici, i gatti. Ha
sterminato la maggior parte dei gatti presenti nel
quartiere!
Dopo un mese tutti i cuccioli hanno trovato casa, ma il problema si è
ripresentato nuovamente dopo sei mesi: la stessa storia solo che
stavolta non si è accoppiato con un semplice meticcio ma con un
molossoide, il classico cane che mette paura alla gente, un grosso
rottweiler. I cani che sono nati assomigliano quasi tutti al padre
quindi la gente al pensiero che si potessero aggirare dei "cani
pericolosi“ si è allarmata e, dopo aver svezzato i cani e averne
regalato qualcuno, ha segnalato alle varie associazioni e al comune la
presenza di questa cagna che ogni sei mesi si ritrovava gravida e
complicava il fenomeno del randagismo. Ancora dopo un anno e mezzo la
gente aspetta l'intervento da parte delle associazioni e del Comune per
"l'aiuto" alla cagnolina. In questo arco di tempo altre tre cucciolate,
una di sette e un’ altra di otto (di cui sono sopravvissuti soltanto
tre cagnolini) e l'ultima di pochi giorni di dieci. Sono stati tutti
piazzati tranne l'ultima cucciolata. Chi nel quartiere se ne
prende cura le ha costruito una cuccia in campagna dove ora vive
con i suoi dieci cuccioletti che sono l'unica cosa che ha. I canili
sono strapieni e la gente desidera avere solo cani di razza. Perche non
adottate i cani dei canili? Perché non salvare un cane rinchiuso in una
cella senza aver commesso nessun reato? Anche loro sono esseri viventi
che - senza aver ucciso nessuno rubato niente, a parte qualche avanzo
dalla spazzatura- sono chiusi in piccolissime celle.
Antonino Russo
25------------
Redazione
Sebastiano
Spataro , Claudio Nicolosi , Davide Nicolosi, Luca
Bartilotti, Bruno Garibaldi, Elisa Rapisarda, Aurora Incognito,
Maria Cristina Fiorenza, Giuliano Mirabella.
Docenti Proff. Pina Arena e Irene Ferrera
Dirigente scolastico Prof. Santo Giovanni Torrisi